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- RECOVERY FUND: I FONDI EUROPEI LETTERALMENTE NON ESISTONO! -

29-01-2021 15:54

Italexit con Paragone - Piemonte

Economia, Notizie,

- RECOVERY FUND: I FONDI EUROPEI LETTERALMENTE NON ESISTONO! -

RECOVERY FUND: I FONDI EUROPEI LETTERALMENTE NON ESISTONO!

Sui fantastigliardi che arriveranno grazie al Recovery Fund avrei un paio di precisazioni da fare:

 

1. Iniziamo col dire che i “fondi europei” letteralmente non esistono!

Sono gli Stati nazionali che versano nelle casse europee contributi a fondo perduto.

Lo dico in altri termini: poiché l’Italia è contributore netto al bilancio UE, versa nelle casse dell’UE i soldi dei cittadini Italiani così l’UE ce li può prestare a patto che facciamo le famigerate riforme che loro vogliono e cioè vale dire tagli alla sanità, tagli alla scuola, tagli alla spesa sociale, tagli alle pensioni, l’austerità insomma. I paesi frugali hanno ottenuto, grazie all’accordo raggiunto dall’avvocato degli italiani (Conte), una riduzione della loro contribuzione che dovranno pagare i cittadini italiani. Non ci credete? Andatevi a leggere il punto 152 dell’accordo firmato e troverete il risparmio annuo dei paesi frugali da moltiplicare per 7 anni:

Danimarca 377 milioni anno

Germania 3671 milioni anno

Olanda 1921 milioni anno

Austria 565 milioni anno

Svezia 1069 milioni anno

Non so se avete capito, ma i paesi frugali hanno ottenuto uno sconto sulla loro contribuzione annuale al bilancio UE. Dal momento che i soldi non li possiamo creare dal nulla (perché quelli li può creare solo la BCE) e siccome abbiamo deciso di non seguire quella strada, qualcuno quei soldi ce li deve mettere nel bilancio dell’UE e quel qualcuno, al punto 153 dell’accordo siglato, siamo proprio noi.

 

2. Ma qual è l’elemento di novità dell’accordo? c’è di nuovo che a pagina 64 dell'accordo siglato al Consiglio UE da Conte e dagli altri capi di governo c’è scritto: «Nei prossimi anni l'Unione lavorerà a una riforma del sistema delle risorse proprie e ne introdurrà di nuove». Capiamoci subito, per «risorse proprie» significa tasse europee, flusso di denaro che verrà prelevato da imprese e famiglie nazionali e che andrà a rimpinguare le casse di Bruxelles. Sul documento, a pag 65 punto 146 leggo «Come primo passo sarà introdotta e applicata a decorrere dal 1º gennaio 2021 una nuova risorsa propria composta da una quota di entrate provenienti da un contributo nazionale calcolato in base al peso dei rifiuti di imballaggio di plastica non riciclati, con un'aliquota di prelievo di 0,80 euro per chilogrammo».

Ora, se istituisci una tassa sulla plastica con lo scopo di ottenere un fondo di risorse proprie e parli anche di avviare una transizione ecologica verso il “plastic free” allora poi le persone inevitabilmente chiederanno dove prenderete i soldi una volta che la transizione ecologica sarà completata?

Tassare le attività inquinanti con l'obiettivo di creare un fondo per la spesa pubblica è tutt’altra cosa che tassare le attività inquinanti con l’obiettivo di scoraggiare, a ragione, comportamenti dannosi per la collettività, per l'ambiente.

Quando l'obiettivo è quello di generare entrate fiscali anziché guidare ad un miglioramento del comportamento socio ambientale, allora si è costretti giocoforza ad assumere un atteggiamento da esattore con tutto l’interesse che ne deriva a fare cassa.

Ricordiamo quel che Abba Lerner diceva "Le tasse non dovrebbero mai essere imposte per ottenere entrate fiscali"

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Cosimo Biasi

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