miniheadersito

facebook
instagram
whatsapp
messenger
telegram

ITALEXIT CON PARAGONE PIEMONTE 

headessitosenzalogoesagonalesmall

Coordinamento Regionale: info@italexitconparagonepiemonte.org

 

 

Privacy policy

bandiera

RIFLESSIONI SULL’USCITA DALL’UE E DALL’EURO

09-12-2020 22:41

Italexit con Paragone - Piemonte

Approfondimenti,

RIFLESSIONI SULL’USCITA DALL’UE E DALL’EURO

RIFLESSIONI SULL’USCITA DALL’UE E DALL’EURO.di Gabriele Pernechele

 

 

 

RIFLESSIONI SULL’USCITA DALL’UE E DALL’EURO.
di Gabriele Pernechele

 

 

Mi piacerebbe cogliere l’attenzione dell’eventuale lettore su un tema che svilupperò più approfonditamente in seguito e cioè se è possibile un’uscita dell’Italia dall’UE e dall’euro (moneta unica) o se in subordine fosse possibile uscire soltanto dall’euro e restare nell’UE?
Credo sia inevitabile una premessa di carattere storico-economico.
Con la fine della immane tragedia della Seconda Guerra Mondiale sono nate varie Costituzioni fra cui anche la Costituzione italiana entrata in vigore il primo gennaio 1948 che avevano sostanzialmente dei principi sociali, economici, e giuridici che uniformavano lo Stato sovrano ed indipendente a principi di logica keynesiana.
Il modello di Stato che si voleva era sostanzialmente uno Stato basato sul welfare state che avesse come obiettivo primario la difesa dei diritti sociali attraverso la difesa di diritti economici di derivazione keynesiana.
Ricordo l’art. 3 della Costituzione con lo sviluppo del comma secondo dove è posto un vincolo ben preciso alla Repubblica è cioè di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Oggigiorno abbiamo, come sappiamo, la convivenza di due modelli paralleli ma profondamente distinti e separati: quello comunitario e quello interno degli Stati fondatori dell’attuale UE fra cui il Belpaese.
All’interno di questi modelli esiste il primato giuridico dell’Ordinamento comunitario che come logica ispiratrice non ha una filosofia di welfare state ma una ideologia neoliberista cioè la preminenza dell’economia sulla politica.
L’Ordinamento europeo ha a mio avviso raggiunto questo primato dell’economia sulla politica senza aver preventivamente ottenuto delle espresse modifiche costituzionali (mi riferisco in particolare a modifiche della Costituzione italiana).
Abbiamo in sostanza il primato del mercato sul principio del welfare state.
Lo Stato in buona sostanza, sempre a mio avviso, non deve più tendere al benessere dei cittadini, rimuovendo le eventuali cause (art. 3 comma 2 della Costituzione) ma prima di ogni altro interesse deve soddisfare la credibilità dei mercati.
Se quanto sopra fosse accreditato di un minimo di logica sociale allora l’eventuale uscita dell’Italia dall’UE (Italexit tanto per intenderci, richiamando la pregressa Brexit) diventerebbe, sempre a mio avviso, una specie di obbligo morale (art. 3 comma 2 della Costituzione) prima ancora di rivestire un obbligo giuridico.
Sarebbe quindi possibile uscire come già fece nel 2016 Il Regno Unito dall’UE?
Certamente si, così come previsto dall’art. 50 comma 1 del TFUE che testualmente recita:
«1. Ogni Stato membro può decidere, conformemente alle proprie norme costituzionali, di recedere dall'Unione. 2. Lo Stato membro che decide di recedere notifica tale intenzione al Consiglio europeo. Alla luce degli orientamenti formulati dal Consiglio europeo, l'Unione negozia e conclude con tale Stato un accordo volto a definire le modalità del recesso, tenendo conto del quadro delle future relazioni con l'Unione. L'accordo è negoziato conformemente all'articolo 218, paragrafo 3 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea. Esso è concluso a nome dell'Unione dal Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata previa approvazione del Parlamento europeo. 3. I trattati cessano di essere applicabili allo Stato interessato a decorrere dalla data di entrata in vigore dell'accordo di recesso o, in mancanza di tale accordo, due anni dopo la notifica di cui al paragrafo 2, salvo che il Consiglio europeo, d'intesa con lo Stato membro interessato, decida all'unanimità di prorogare tale termine. 4. Ai fini dei paragrafi 2 e 3, il membro del Consiglio europeo e del Consiglio che rappresenta lo Stato membro che recede non partecipa né alle deliberazioni né alle decisioni del Consiglio europeo e del Consiglio che lo riguardano. Per maggioranza qualificata s'intende quella definita conformemente all'articolo 238, paragrafo 3, lettera b) del trattato sul funzionamento dell'Unione europea. 5. Se lo Stato che ha receduto dall'Unione chiede di aderirvi nuovamente, tale richiesta è oggetto della procedura di cui all'articolo 49.»
Risulta di tutta evidenza che l’eventuale uscita di uno Stato membro dall’Unione Europea è una “facoltà” (… uno Stato membro può decidere …) quindi è chiaramente specificato che l’adesione all’Unione Europea è un percorso reversibile e che questo è possibile seguendo le indicazioni e procedure previste dal comma secondo dello stesso art. 50 TFUE.

Create Website with flazio.com | Free and Easy Website Builder